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Bisogna provare ogni tanto a stare da soli. Non soli senza nessuno intorno ma soli senza conoscenti vicino. Senza facce amiche o voci rassicuranti. Ti scrolli le certezze di dosso per ritrovarti senza punti di riferimento e provi ad orientarti. Un po’ meno di una sfida, un po’ di più, molto, del “solito”. Potresti scoprire di essere bravo, di essere capace di stare nel mezzo delle cose. L’allenamento conta. Amico, non sto dicendo che dobbiamo andare in giro a socializzare o ad interagire, però possiamo renderci conto che siamo normali, che quel desiderio di desertificare il genere umano forse non è proritario e potrebbe essere colpa di come ci schiacciano le pressioni della produttività e le aspettative dei superiori, non è il nostro io “charlesmansoniano”. Siamo normali, possiamo respirare seduti al bacone del pub, anche se ci sono degli sconosciuti, individui ignoti che nelle ore del lavoro sarebbero irrimediabilmente dei rompicoglioni, delle grane deambulanti. Nel gorgo “esterno” invece hanno tutti una possibilità. Abbiamo.

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