Battlestar Galactica

è stata un’intensa cavalcata ma in circa due mesi abbiamo recuperato e finito battlestar galactica (per comodità bsg). me ne avevano parlato bene tante persone e dai gusti diversi, quindi nonostante una certa riluttanza, viste le mie precedenti difficoltà con le serie sci-fi, ho iniziato il viaggio.

la sinossi è semplice ovvero il pianeta caprica, dove vivono gli umani di un anno non definito, viene raso al suolo, così come tutti gli altri pianeti abitati dalle colonie umane. a portare l’attacco sono i cylon una forma di intelligenza artificiale, dei robot, che nel tempo sono diventati esteriormente identici agli uomini e alle donne. le poche migliaia di superstiti vengono tratti in salvo su delle astronavi, tutte civili, ad eccezione della galactica una base stellare condotta da una forza militare a cui capo c’è bill adama. la decisione iniziale verterà sul resistere contrattaccando o resistere fuggendo, su quale decisione avrà più possibilità di mettere in salvo la razza umana.

non sono così esperto da sapere se battlestar sia stata seminale tra le serie sci-fi, quello che so è che stato un viaggio epico, di grande respiro, potente. con il passare degli episodi accade un fatto magico – che non è casuale ma è il frutto delle abilità degli scrittori – si prende familiarità con la galactica e si impara a conoscerne i corridoi, le camere, la sala di comando, il ponte di atterraggio e decollo dei viper (caccia spaziali) e dei raptor (ricognitori). diventa uno dei personaggi della serie, forse il più stabile e coerente, e cresce di importanza e spessore insieme agli altri. è impossibile non affezionarsene.

ora che ho metabolizzato l’ultimo episodio e i relativi adii, posso affermare con sicurezza che bsg è un ottimo prodotto, ha molti pregi e praticamente nessun vero difetto – fatta eccezione per un paio di episodi filler un po’ forzati. è scritta bene, tutte le linee dei personaggi più rilevanti vengono approfondite come è giusto che sia ma non solo. con il passare degli episodi e delle stagioni vengono affrontanti temi importanti, distribuiti bene in tutto l’arco narrativo.

oggi più che mai il rapporto uomo e intelligenza artificiale/robotica è di enorme attualità. si viene condotti con grande maestria dentro la questione, che è l’epicentro della narrazione. l’aspetto interessante è che l’intenzione della serie non è di restare neutrale anzi, bsg si schiera e ci dice che l’uomo deve trovare un modo per co-esistere con l’intelligenza artificiale. forse ci racconta qualcosa in più, ci mette uno specchio davanti e il riflesso che vediamo è un individuo che si sta cylonizzando – con una vita quotidiana sempre più intermediata dalla ia – anche se ancora in maniera passiva. bsg fa risuonare un allarme -fate che questa unione, di fatto inevitabile, sia proattiva. non consegnatevi alla tecnologia per inerzia, né combattetela, perché non sarete mai efficienti come l’ia di ultima generazione, trovate un compromesso, mettete in discussione la vostra identità.

il tema dell’estinzione della razza umana è molto più presente rispetto a 16 anni fa quando è stata scritta la serie. nel frattempo molti piccoli/medio/grandi collassi sono già avvenuti. 16 anni fa si veniva etichettati come cassandre portatrici di sventura nel far notare come lo stress imposto al pianeta stesse per superare il punto di non ritorno. oggi ci sono dati incontrovertibili che disegnano un futuro, non troppo remoto, in cui la terra comincerà a restringersi con i conseguenti traumi dovuti allo spostamento di milioni di persone dalle zone costiere. ci sono immagini devastanti su quello che sta accadendo in molte parti del mondo dall’amazzonia alla calotta antartica. bsg anticipa, o attualizza, il tema della ricerca di una nuova terra, dove la terra è una soluzione, è un insieme di condizioni necessarie per la sopravvivenza, per una nuova vita collettiva.

altro argomento molto interessante, sfortunatamente trattato in modo marginale, è la vita della nuova civiltà, cioè i sopravvissuti delle colonie, in un sistema economico all’improvviso azzerato dove il denaro non ha più il senso consolidato e conosciuto data l’inesistenza della produttività industriale e della domanda e dell’offerta, per lo meno secondo i nostri modelli. sarebbe stato interessante capire i risvolti sociali della sostituzione del concetto di lavoro retribuito con quello del lavoro necessario. forse sarebbe stato chiedere tanto, troppo ma secondo me nella writing room di bsg sarebbero riusciti a farci sapere qualcosa in più senza appesantire il tono della serie.

oltre questi temi importanti alle fondamenta di bsg ho trovato una grande abilità nel saper dare soddisfazione agli spettatori. la qualità della scrittura è oggettivamente alta ma c’è anche il gusto di non far soffrire in maniera eccessiva chi guarda, e guardando partecipa, se non per i plot twist necessari. c’è grande rispetto da entrambe le parti dello schermo.

salutiamo così una serie a cui ci siamo affezionati, la salutiamo come farebbe l’ammiraglio adama: so say we all.

p.s. una delle cose che continuerò a ricordare sarà il rumore dei raider (astronavi d’assalto cylon), un soffio di vento gelido nella notte.

too old to die young

nel 2019 non è difficile trovare una serie tv da vedere. c’è un’offerta enorme, con produzioni che hanno superato a destra quelle cinematografiche, per investimenti e quindi per cast, registi e produttori. però, fino ad oggi, non si era ancora vista una serie come too old to die young (per comodità totdy) di nicolas winding refn. vi evito la sinossi e vi linko il trailer.

è difficile parlare di totdy perché il senso di tutta la serie sta nel ritmo esasperatamente lento e nel come i vuoti – totali – di azione, di fatti, di accadimenti, siano stati riempiti da refn. non ho mai avuto nessun problema con la lentezza nel cinema, semmai ho mal sopportato il vuoto. refn è riuscito in un’impresa, a mio parere straordinaria, ovvero ridefinire l’idea del ritmo, trasformandolo in qualcosa che non riguarda più il fare ma l’osservare. ogni singolo fotogramma diventa un quadro e ogni episodio è una mostra d’arte in sequenza, il cui insieme forma una narrazione elegante e urticante. nella mia testa solo un genio è in grado di riuscire a pensare qualcosa di simile.

la serie è popolata da personaggi assurdi e situazioni prive di logica che diventano coerenti nell’universo capovolto dipinto da refn.

totdy è una serie che sconsiglio vivamente. lo dico con convinzione. è scomoda e fastidiosa seppur bellissima. è pensata per poche persone – non migliori e evolute o peggiori e stupide – semplicemente si incastra coi gusti di una manciata di individui. ecco perché i complimenti più grandi vanno fatti ad amazon, che ha lasciato libertà totale a refn investendo soldi, non credo pochi, su un prodotto che non verrà ben assorbito dalla popolazione degli abbonati. c’è voluto coraggio ed era giusto renderne merito.