[27] FFallout

se mi guardo intorno vedo un’ampia finestra, un grande ed elegante archivio in legno nero, la mia scrivania di vetro, un paio di sedie in pelle ed un sacco di carte e pratiche da sistemare. le stesse cose che avrei visto due settimane fa. eppure oggi sono più solo di allora. prima c’era un universo intero che sgorgava potente dallo schermo del pc. oggi quell’universo è imploso ed il crollo è stato assordante, ha reso i miei sensi ovattati e la ricerca di un’alternativa è stata stancante come mettersi a correre la maratona di new york scambiandola per la finale olimpica dei cento metri. oggi, non come allora, la sensazione forte è quella dell’inadeguatezza, degli strumenti, delle possibilità, di me rispetto a tutto quello che potrei, o dovrei, fare per non sembrare un ubriaco in pieno giorno, nella periferia di una città sconosciuta, senza alcuna idea di dove andare per trovare casa.

poi c’è la paura che tutto si possa cristallizzare così, trasformandosi in una nuova normalità, in uno stato ufficiale delle cose, di cui prendere atto accendendosi una sigaretta, bevendosi una birra, girovagando in una rete quasi silenziosa, piena solo di rumori di fondo.

(per un post meglio scritto andate qui)

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